Per quanto tempo ancora …

f3079ec7d1bcd3d50526c7daf12fd631.jpgSono spinto dalla commozione, da quel misto di rabbia e dolore che sempre mi accompagna dinnanzi all’ingiustizia. Sono spinto dai sentimenti che ho provato questa mattina leggendo su La Repubblica le lettere di giovani soldati “americani” morti. Uomini, persone come me, spinte soprattutto dalla necessità di un salario. Un tempo li chiamavamo proletari in divisa. Uomini, con il loro bagaglio di umanità strappati alla vita dall’ennesima guerra imperialista. Ho cercato una cosa simile che comunichi così bene  le vite, le morti, le emozioni, di coloro che la stessa guerra vivono dall’altra parte della barricata, ma fatico a trovare traduzioni in italiano. Se qualcuno dovesse conoscere di soldati Arabi e delle loro lettere, lo prego di inviarmene i dettagli. Intanto provate a spegnere la ragione, leggete e lasciatevi attraversare dalle emozioni. Non fermerà la guerra ma ci avvicinerà, un po’ di più, alla nostra umanità.

Daniel E. Gomez morto a 21 anni il 18/07/2007
“Se leggi questa lettera vuol dire che sono stato ucciso”
HI, tesoro. Se stai leggendo questa lettera significa che mi è successo qualcosa di brutto e me ne dispiaccio molto. Ti avevo promesso che sarei tornato date, ma immagino a questo punto che quella è una promessa che non ho potuto mantenere. Non ho mai creduto molto nelle lettere di questo tipo, lettere “di morti”. Sapevo che se ne avessi lasciata una per i miei genitori si sarebbero spaventati a morte. Poi ho incontrato te. Era destino che ci incontrassimo, tesoro. Avevo bisogno di qualcuno che mi facesse sorridere, qualcuno che fosse romantico come sono io. Sto vivendo un periodo terribile qui in Iraq e comincio a dubitare del-la mia sanità mentale. Non riesco a smettere di piangere, mentre ti scrivo questa lettera … ma immagino di doverti salutare per l’ultima volta. Perché forse l’ultima volta che ho sentito la tua voce non sapevo che sarebbe stata l’ultima… Ti amo. Sii felice. Fatti una famiglia. Insegna ai tuoi figli a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Ti amo Katy, un bacio. Addio».
Lettera del soldato speciale Daniel E. Gomez, ucciso da un ordigno sul ciglio della strada, alla sua ragazza Katy Broom.

Daniel J.Agami morto a 25 anni il 21/06/2007
“Mamma, pensa che bello mi danno un’onorificienza”
COMANDANTE Mamma, non vedo l’ora di tornare a casa e quando lo farò non temere che avrò molte cose da dire alla congregazione. Non preoccuparti del mio stato mentale: riceviamo tutti assistenza psicologica e aiuto dai dottori quando accadono cose come queste (la morte di un commilitone). Se c’è una cosa che l’esercito ti insegna è come rapportarti alla morte. Ogni giorno che passa diventa sempre più facile. Mi mancate tutti molto. Vi amo tantissimo… Non riesco a credere al-la televisione… è quasi irreale. Ma compaio anche in prima pagina sullo Spader Websight. Il sergente Ybay lo ha stampato apposta per me. Te l’ho detto che sarei finito al telegiornale! Ero molto nervoso, non so perché ma quando vedo una telecamera mi paralizzo. Comunque… nei prossimi giorni cercherò di chiamarti, in questi giorni è stato difficile e nella mia stanza non ho neanche intenet. Indovina un po’, mi hanno appena comunicato che riceverò un’onorificenza! Non posso dirti di più perché è in corso un’inchiesta. A presto».
Da una email alla madre. Dante/ J. Agami, caporale, è stato ucciso da un ordigno improvvisato collocato sul ciglio della strada.

Juan Campos morto a 25 anni l’01/06/2007
“Quando vado in missione ogni rumore mi terrorizza”
EY, bellezza, abbiamo avuto un altro blackout. Abbiamo perso ancora altri uomini. Non vedo l’ora di andarmene da questo posto e tornare da te, l’unica persona alla quale appartengo. Non so quanto a lungo potrò reggere ancora. Cerco di essere forte e coraggioso per i miei ragazzi, ma non so per quanto potrò ancora farcela. Ormai è come se ogni volta che usciamo (in missione), anche il più piccolo suono mi terrorizzasse. Sai, è strano: all’inizio ti sembra quasi che non ti possa accadere niente. Ti senti invincibile, ma poi poco alla volta tutto ciò inizia a logorarti… Ti amo e mi mancate tutti da morire… Talvolta mi basterebbe anche soltanto un minuto fuori di questo in-cubo, per potervi baciare e far sembrare tutto un minimo migliore di come è… Qui non si sa mai che cosa stia per accade-re e questa è sicuramente la parte peggiore. Vi bacio forte. Il mio unico scopo è uscire vivo da qui e ritornare da voi per far-vi più felici che potrò».
Lettera alla moglie del 12 dicembre2006. Campos è stato ucciso da un ordigno collocato sul ciglio della strada.

Ryan Hill morto a 20 anni 20/01/2007
“I miei compagni sono caduti e io non faccio che piangere”
CERCO di non piangere. Non ho mai pianto tanto in tutta la mia vita. Due uomini stupendi ci sono stati strappati troppo presto. Mi chiedo perché sia successo a loro e non a me. Me ne sto qui seduto a chiedermi perché sono andati loro in paradiso e nonio. Ogni notte prima di dormire cerco di enumerare tutte le mie fortune, per tirare avanti, ma mi chiedo: perché diavolo ci troviamo qui? Perché? E più ci penso più piango… Sono un soldato. I soldati sono di tutte le forme, i colori, i pesi… più o meno sobri, miseri, confusi… Un soldato è un soldato per sempre. E una creatura magica. Puoi scacciarlo dalla tua casa, ma non dal tuo cuore. Nessuno ti scriverà altrettanto di rado, ma ti penserà di più. Nessuno potrà provare una gioia maggiore ricevendo una lettera o vestiti puliti. Un soldato è un genio, un milionario senza un cent, un coraggioso senza buonsenso. E il “Protettore dell’America” con la copia dell’ultimo “Playboy” nella tasca dei calzoni».
Dal blog su Myspace del caporale Ryan Hill, ucciso da un ordigno esploso sotto il suo mezzo.

Ryan M.Wood morto a 22 anni il 21/06/2007
“L’Iraq è una noia terribile spezzata da ondate di paura”
ESSERE qui significa combattere un’estrema monotonia, con un unico pensiero che incombe nella mente: quello che ogni minuto di un pattugliamento può trasformarsi nell’ultimo istante in questa vita… Significa una monotonia inframmezzata da un fiotto di adrenalina e di terrore puro che nessuna droga potrà mai uguagliare… Significa chiedersi se quella montagna di spazzatura potrà esplodere al tuo passaggio o, peggio ancora, al passaggio di qualche tuo caro amico… Significa provare dolore per la perdita dei tuoi commilitoni e non disperare completamente dell’esito finale di questa guerra. Ma questa è una battaglia persa e noi siamo quelli che pagano con la vita. Iraq significa percorrere la linea sottile di demarcazione tra follia e sanità mentale, provare un senso di abbandono da parte del governo e di un Paese che amavi significa che mi manca ogni cosa, mi mancano tutti..: Mi mancano gli anici, mi manca la birra, mi manca il sesso”.
Dal Blog su Myspace del sergente Ryan M. Wood, ucciso da un’ordigno collocato sul ciglio della strada.

Ripubblicate da fonte la Repubblica MERCOLEDI’ 26 MARZO 2008

Per quanto tempo ancora …ultima modifica: 2008-04-02T20:03:00+00:00da euloristopia
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