L’artista è un’uomo libero?

merda.jpeg“L’essere sociale determina la coscienza”. Questo è il grande contributo di Marx e Engels alla comprensione della storia umana. Il modo in cui questa “determinazione” prende forma non è per nulla semplice. Ad esempio, sarebbe assolutamente assurdo cercare di derivare le leggi che governano lo sviluppo dell’arte e della letteratura direttamente dallo sviluppo delle forze produttive. Uno sforzo in tal senso produrrebbe necessariamente risultati erronei. Come abbiamo visto, infatti, lo sviluppo dell’arte, della musica e della letteratura deve essere specificamente studiato secondo i termini delle leggi di sviluppo che gli sono proprie. Questo costituisce una specifica branca di analisi, ben distinta da economia, politica e sociologia. Ciò nondimeno, quest’ultima fornisce una linea d’interpretazione dei cambiamenti socio-economici che danno corpo alla natura generale ed alla psicologia del periodo in cui si manifesta lo sviluppo di tutte le branche della cultura umana, e dello “spirito” dei tempi che, sebbene inconsciamente, esercita un potente effetto di condizionamento sull’arte e la letteratura e su ogni altra cosa. Il fatto che individualmente l’artista non sia consapevole di tali influenze e le neghi ostinatamente, è irrilevante. L’artista vive nella società ed è soggetto ad esserne influenzato così come qualunque altro uomo o donna.

La debolezza principale dell’estetica borghese è che essa rifiuta a priori le influenze sociali che plasmano lo sviluppo dell’arte, per questo lo sviluppo dell’arte viene ridotto ad un fenomeno essenzialmente personale e psicologico. Questo soggettivismo è del tutto tipico dell’attuale approccio della borghesia verso tutte le branche delle scienze sociali: filosofia, economia e sociologia. Infatti, l’idea che in qualche modo l’arte sia al di fuori o al di sopra della società è una contraddizione in termini affatto evidente. Nonostante arte, letteratura e musica abbiano le proprie leggi di sviluppo che non possono essere ridotte a quelle economiche e sociologiche, non sono per questo separate dalla società come da una grande muraglia cinese. L’arte è, in fondo, una forma di comunicazione, sebbene molto particolare. A dispetto di tutti quei pregiudizi che vedono l’artista in comunicazione solo con se stesso, nessun artista dipinge un quadro che non intende far vedere, e nessuno scrittore scrive un romanzo o un poema a suo personale uso e consumo. E affinché arte e letteratura agiscano come forma di comunicazione, deve esserci qualcosa da dire. L’arte collega il particolare all’universale. I personaggi di un romanzo devono essere concreti, devono rassomigliare in qualche modo a uomini e donne veri per essere convincenti. Non solo, affinché questi personaggi suscitino il nostro interesse, devono rappresentare per qualcosa che vado oltre essi stessi.

L’idea che l’intellettuale o l’artista sia “libero” nasce da un equivoco e da un errore filosofico. La cosiddetta “libera volontà” non è mai esistita eccetto che nella filosofia e nella religione idealiste (che sono, essenzialmente, la stessa cosa). Leibnitz, grande filosofo tedesco, ironizzava a questo proposito, dicendo che se un ago magnetico potesse pensare, sarebbe convinto di puntare a Nord per sua libera scelta. Freud, molto tempo fa, smantellò l’idea secondo la quale il pensiero e le azioni umane sono libere. Studi più recenti sulle attività del cervello hanno infine demolito il mito del desiderio libero ed improvviso. Tutte le nostre azioni sono condizionate, sebbene noi non ne siamo coscienti. Le produzioni intellettuali sono fondamentalmente condizionate dall’ambiente sociale e culturale in cui prendono forma nella mente di uomini e donne.

L’origine di una data scuola di pensiero artistica o letteraria, la sua ascesa e il suo declino, sono destinate a restare misteriose finché verranno studiate separatamente dalle prevalenti inclinazioni e tendenze che circondano l’artista e lo scrittore e incidono sul suo modo di pensare in maniera decisiva. A sua volta è impossibile comprendere la psicologia generale di un dato periodo senza tener conto dei fattori storici e sociali. Alla base, si vedrà che queste inclinazioni e tendenze sono influenzate in maniera decisiva dallo sviluppo delle forze produttive, dalla lotta fra differenti gruppi e classi all’interno della società, e dall’intero corpus di tendenze legali, religiose, morali e filosofiche che da tutto questo derivano.

La creatività artistica rappresenta un aspetto particolare della coscienza umana, con caratteristiche e modelli di sviluppo peculiari. Mettere a nudo le leggi interne di sviluppo di arte, letteratura e musica è il compito di un particolare tipo di studi, l’estetica e la storia dell’arte. Ciò nondimeno, questa coscienza artistica non è di certo una cosa in sé, ed, in ultima analisi, deve anche tenere conto della generale coscienza della società, tanto più che, se così non fosse, l’artista non sarebbe in grado di comunicare con i suoi simili. L’arte pervade l’anima di uomini e donne proprio perché riflette i loro più reconditi sentimenti, aspirazioni e modi di pensare. L’arte di ogni determinato periodo è così radicalmente differente da quelle di altri momenti storici perché emerge da un differente ambiente sociale.

La società è divisa in classi antagoniste. Queste danno inevitabilmente luogo a ideologie in conflitto, che ne riflettono gli interessi. Il complicato zig-zag di idee, tendenze e correnti filosofiche, morali, religiose e politiche esercita un potente effetto sul pensiero dell’epoca. Perciò ogni epoca ha i suoi ideali estetici e culturali che non coincidono in niente con quelli di altre epoche. I modelli artistici di un’epoca non potranno mai essere soddisfacentemente ripetuti in un’altra epoca che sia sotto l’influsso di differenti classi, con un differente senso estetico e psicologico. Marx si chiede: “Possiamo ritenere valida la concezione delle relazioni sociali e naturali che soggiace all’immaginazione greca, e quindi all’arte greca, in un’epoca in cui ci sono macchine, ferrovie, locomotive e telegrafi?”.

Inoltre, c’è un’altra questione, più complessa. Nella storia dell’arte, sebbene certi tipi di arte muoiano o scompaiano, essi tuttavia lasciano dietro una serie di residui e tradizioni che a loro volta condizionano le successive generazioni di artisti. Come per economia, filosofia, scienza o tecnologia, l’arte non nasce nuova ad ogni generazione. Ogni periodo deve fondarsi sulle spalle delle precedenti generazioni. Il modo in cui una scuola d’arte, musica o letteratura è connessa con un’altra può essere positivo o negativo. Qui abbiamo un buon esempio della legge dialettica di attrazione e repulsione: una nuova scuola di arte può ripetere o copiare antichi modelli o, al contrario, rifiutarli e sviluppare nuove forme, ma anche rifiutandola, la nuova scuola resta condizionata dalla vecchia. Inoltre capita spesso che, nella sua ricerca di qualcosa di nuovo, l’artista finisca per tornare a forme espressive precedenti. Stili apparentemente estinti ricompaiono, come quando, ad esempio, l’Europa rinascimentale riscoprì l’arte dell’antica Grecia o quando gli artisti della rivoluzione francese riscoprirono il classicismo. Più vicini ai nostri tempi, i primi esperimenti cubisti di Picasso riflettono l’influenza dell’arte tribale africana, mentre i ritmi dell’Africa portati in America centinaia di anni fa dagli schiavisti neri formarono la base del jazz moderno e della pop music in tutte le sue forme.

IL MARXISMO E L’ARTE
Scritto da Alan Woods  http://www.marxismo.net/content/view/205/117/
L’artista è un’uomo libero?ultima modifica: 2008-11-20T20:01:00+00:00da euloristopia
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